
Emanuele Ballerini
LA RISOLUZIONE DELLA CRISI DA SOVRAINDEBITAMENTO
Gli strumenti messi a disposizione dal Codice della Crisi per il “Fresh Start”
Negli ultimi anni, crisi economiche globali, instabilità del lavoro e fattori sanitari (come la pandemia da Covid-19) hanno contribuito ad aumentare i casi di sovraindebitamento. Per questo il legislatore ha introdotto strumenti che consentono a chi si trova in difficoltà finanziaria di ripartire, ottenendo un nuovo inizio (fresh start).
Questo articolo ha lo scopo di illustrare gli strumenti previsti dal Decreto Legislativo 14/2019 (Codice della Crisi d’Impresa e dell’Insolvenza) e la funzione di ciascuno di essi.
L’approccio è volutamente di tipo informale e generale, ha l’intenzione di fornire una conoscenza di base dei vari istituti ma non costituisce consulenza professionale.
Ogni situazione concreta richiede una valutazione specifica da parte di un professionista.
Ulteriori approfondimenti su specifici argomenti e sull’evoluzione giurisprudenziale saranno oggetto di ulteriori articoli pubblicati su questo blog.
Un breve cenno storico: la Legge 3/2012
Gli strumenti per la soluzione della crisi da sovraindebitamento previsti dal Codice della Crisi rappresentano l’evoluzione normativa e culturale degli istituti introdotti dalla Legge 3/2012.
Quest’ultima ha fornito la prima risposta all’esigenza di consentire anche ai soggetti non fallibili di ristrutturare i propri debiti in modo sostenibile o ottenere l’esdebitazione.
Il contesto storico è caratterizzato da un periodo particolarmente complesso dal punto di vista internazionale. Pochi anni prima, precisamente il 15 settembre 2008, il fallimento della banca di investimenti Lehman Brothers ha aperto il vaso di Pandora mostrando a tutto il mondo una bolla speculativa nel mercato immobiliare che ha portato ad una profonda recessione globale con ripercussioni sentite ancora oggi.
L’effetto della crisi internazionale sull’Italia, già fragile a causa di propri problemi strutturali preesistenti (debito pubblico elevato, bassa produttività, divario economico tra regioni del nord e del sud), ha reso necessari interventi di forte austerità.
Tuttavia le gravi conseguenze sociali della crisi, quali aumento della povertà, licenziamenti, sfratti e perdita della fiducia nel sistema economico e politico si sono protratte per lunghi anni e ancora oggi rappresentano un tema centrale nel dibattito pubblico.
Da qui l’esigenza di accelerare l’iter di approvazione di un corpo normativo già posto all’esame del Senato nell’aprile del 2008 e che, poi ha visto la luce nel 2012 con l’emanazione della famosa Legge 3 rubricata Disposizioni in materia di usura e di estorsione, nonché di composizione della crisi da sovraindebitamento.
Dalla Legge 3/2012 al Codice della Crisi d’Impresa e dell’Insolvenza
La Legge 3/2012 ha regolato le procedure di sovraindebitamento per 10 anni e, precisamente, fino al 15 luglio 2022 quando è stata sostituita dall’implementazione definitiva del Codice della Crisi d’Impresa e dell’Insolvenza (abbreviato CCII) il quale, anche sulla spinta della direttiva europea in materia di insolvenza, ha introdotto un sistema più organico e moderno, riorganizzando l’intera disciplina della crisi e dell’insolvenza in modo più chiaro e accessibile.
Ha inoltre ricompreso al proprio interno gli istituti già previsti dalla Legge Fallimentare (fallimento – ora liquidazione giudiziale – concordato preventivo, accordi di ristrutturazione, liquidazione coatta amministrativa), oltre al concordato semplificato introdotto dal D.L. 118/2021.
Ad oggi gli strumenti previsti dal Codice della Crisi per la soluzione della crisi da sovraindebitamento sono:
Ristrutturazione dei debiti del consumatore, utilizzabile da persone fisiche non imprenditori;
Concordato minore, pensato per chi ha assunto debiti per attività imprenditoriali, artigianali e professionali anche se cessate;
Liquidazione controllata, quando non è possibile ristrutturare i debiti.
Questi rappresentano un’evoluzione degli istituti previsti dalla Legge 3/2012 (piano del consumatore, accordo di composizione della crisi e liquidazione del patrimonio) con cui condividono i principi generali pur presentando significative differenze.
A questi tre strumenti il Codice della Crisi ne aggiunge un quarto denominato esdebitazione del debitore incapiente, procedura destinata ai soggetti che non sono in grado di offrire alcuna utilità ai creditori, con requisiti di accesso definiti e particolarmente stringenti in ragione della particolarità dell’istituto.
Nei successivi interventi del Blog verranno approfonditi elementi specifici di ciascuna procedura.
